Da tempo ormai sappiamo che qualcosa, nell’equilibrio naturale, si stia disgregando e che dobbiamo correre ai ripari finché siamo in tempo. Ma sappiamo esattamente che cosa si intende per cibo biologico e quali sono le differenze con altri prodotti definiti semplicemente “naturali” ?

L’agricoltura biologica è ancora oggi al centro di dibattiti e critiche. Innanzitutto l’agricoltura biologica è così definita perché sfrutta la naturale fertilità del suolo, sostenendola con interventi limitati, con l’intenzione ultima di:

  1.  offrire prodotti senza residui di concimi chimici e fitofarmaci,
  2.  incidere non negativamente sull’ambiente a livello di inquinamento di acque, terreni e aria
  3.  allevare gli animali con tecniche che rispettino il loro benessere e nutriti, dunque, con prodotti vegetali ottenuti dall’agricoltura biologica. In tal senso si cerca di evitare tecniche e metodi industriali di forzatura della crescita.

Che cosa è un “prodotto Bio”?

Nel giugno del 2007 la Comunità Europea ha adottato un nuovo regolamento per l’agricoltura biologica, n° 834/2007, che impone vincoli relativi alla produzione e all’etichettatura dei prodotti biologici di origine vegetale ed animale.

Il prodotto biologico è un prodotto dell’industria, dell’agricoltura o dell’ allevamento, derivato da un metodo di coltivazione, allevamento e trasformazione che utilizza solo sostanze naturali ed esclude l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, pesticidi) ed organismi geneticamente modificati, secondo regole precise messe a punto dalla Comunità Europea e recepite anche dall’Italia.

Sono due le principali osservazioni issate che pongono l’agricoltura biologica come soggetto di continue analisi: la sua non sostenibilità su larga scala e la scarsa scientificità di talune pratiche avvolte dall’assunto naturale=buono.

Per quanto concerne la sua non sostenibilità va detto che sebbene essa riduce in termini di impatto ambientale una parte dell’immissione di molecole tossiche nell’ambiente, è inoltre vero che la produzione biologica ha mediamente rese inferiori del 20-45% rispetto a quella convenzionale

Ugualmente importante è tener conto della sua scientificità, in quanto la distinzione tra prodotti naturali e di sintesi è talvolta priva di un reale significato scientifico che porta spesso il consumatore all’erronea conclusione che i prodotti di sintesi siano più tossici dei prodotti naturali.

Occorre pertanto fare molta chiarezza sull’argomento.

Quali sono le differenze tra i prodotti di agricoltura biologica e quelli convenzionali? 

Dal punta di vista nutrizionale, non esistono sostanziali differenze tra i prodotti di agricoltura biologica e quelli convenzionali.  Alcune ricerche hanno addirittura dimostrato che negli alimenti biologici è presente un maggior contenuto in vitamina C e sostanze antiossidanti; risultati non dimostrati in altri studi. Tuttavia, la ragione per cui il cibo biologico dovrebbe comparire regolarmente sulle nostre tavole non dovrebbe essere solo perché sono con il termine “cibi biologici” si definiscono generalmente gli alimenti più salutari, ma anche perché la loro produzione implica una maggiore difesa dell’ambiente e del paesaggio, aiutando perfino a preservare la cultura e le tradizioni dei bellissimi luoghi che compongono il nostro Paese. La superiorità dell’alimento biologico è, generalmente, correlata ad un rischio ridotto di contaminazione da pesticidi. I risultati delle varie analisi condotte finora sono piuttosto eterogenei; quello che sembrerebbe essere rilevato, come detto in precedenza, è semplicemente un lieve vantaggio dei prodotti biologici per quanto riguarda i valori di vitamine e antiossidanti.

Bambini e Cibo biologico: quali sono i vantaggi? 

Comunicazione rivolta principalmente alle mamme d’Italia: il cibo biologico per bambini non è migliore di quello convenzionale. L’unica differenza concreta sta nel prezzo. Con ciò non si vuole dire che il cibo biologico faccia male, bensì la differenza in termini di salute e crescita fisiologica, nell’alimentazione del bambino, la farebbe la diversificazione e la varietà della dieta e non la rotazione delle colture, l’utilizzo del letame come concime, l’allevamento degli animali in spazi aperti e l’uso di mangimi organici, principi capisaldi dell’agricoltura biologica.

Come riconoscere un prodotto biologico? 

Il prodotto deve essere venduto con l’etichetta Agricoltura Biologica (riportata in figura) o Allevamento Biologico/Regime di controllo CEE. Senza questa dicitura, il prodotto non rappresenta un cibo biologico. Occorre, dunque, controllare che l’etichetta riporti la data (di raccolta, produzione, macellazione), la sigla del paese di provenienza e soprattutto la sigla dell’ente certificatore. Gli organismi di certificazione biologica nazionali sono 16 tra i vari enti si segnalano Anccp (Agenzia nazionale certificazione componenti e prodotti), Biogracert (organismo indipendente di controllo e certificazione delle produzioni agroalimentari), Ccpb (consorzio per il controllo dei prodotti biologici), Demeter (per i prodotti biodinamici) Imc (marchio del sistema di certificazione dell’Imcert, l’Istituto mediterraneo di certificazione), Fair trade/TransFair (per l’equosolidale).

In conclusione, non è possibile  sempre concludere che esistano differenze evidenti tra prodotti convenzionali e biologici in quanto ad apporti nutrizionali. Gli alimenti biologici si sono dimostrati privi di residui da fitofarmaci ma non per questo maggiormente salubri, come dimostrato nelle analisi condotte da Legambiente nell’ambito dello studio Pesticidi nel piatto 2007. Stiamo quindi attenti al fatto che i prodotti biologici non costituiscono esclusivamente un grande business o una forte suggestione. Sono ancora necessari ulteriori studi completi e di lunga durata sugli individui che mangiano regolarmente cibo biologico. Inoltre, non dimentichiamo  prima di tutto di imparare a leggere le etichette.

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